giovedì 5 marzo 2009

non chiamatela riforma

Sono un genitore di un bambino che frequenta la 4° classe della
scuola primaria "11 febbraio '44" di Pescara in provincia di Pescara.


Sono
molto preoccupata per ciò che sta colpendo la scuola!

Mentre il dibattito
pubblico sui temi della scuola sembra concentrarsi su questioni banali e
secondarie, ben altri sono i cambiamenti che stanno passando, senza alcun
confronto né con noi genitori, né con le altre componenti della scuola.

Già da
tempo ho capito che la "riforma" in realtà, non si preoccupa di METTERE
(grembiulini, disciplina o quant'altro) ma semmai di TOGLIERE: i provvedimenti
intrapresi in questi mesi tolgono tempo-scuola, insegnanti, laboratori,
opportunità, scuole. Su molti punti mi sento presa in giro, quale cittadina da
provvedimenti che, senza esplicite e valide giustificazioni pedagogiche o
didattiche, hanno come solo obiettivo il risparmio delle finanze.

Per quanto
si voglia ancora sostenere il contrario, è sempre più evidente che c'è un
disegno di impoverimento sia quantitativo sia qualitativo della scuola pubblica
del nostro paese, peraltro confermato dagli stessi Dirigenti Scolastici e dal
Direttore Generale dell'Ufficio Scolastico, che ho avuto modo di sentire in
recenti interventi pubblici.

Sento un dovere rimanere in prima linea nel
difendere la scuola primaria che conosco e che funziona, al passo con i tempi,
capace di far crescere mio figlio. La scuola dove tempo pieno e tempo lungo non
sono solo una risposta alle esigenze di tante famiglie, ma sono anche la scuola
dei tempi distesi, del rispetto dei tempi di apprendimento di tutte le bambine
e di tutti i bambini; dove il rapporto con "più insegnanti", e non il "maestro"
unico", non è certo un problema ma una ricchezza, garanzia di una didattica
competente e di una pluralità di relazioni e di crescita sociale dei nostri
figli; dove le compresenze danno la possibilità alle scuole di adattare l'
organizzazione agli specifici bisogni del territorio e favorire il successo
scolastico di tutti gli alunni.

Per questo continuo a non capire il nesso "più
tagli uguale maggiore qualità".
La scuola che andava bene 30 anni fa non regge
alle sfide e alle complessità di oggi!
Quali saranno i costi sociali e
culturali di questi provvedimenti nel futuro?

Come genitore mi indigno,
perché, a casa mia, risparmiamo prima sulle cose superflue, poi sulle cose
necessarie … e mai sul futuro dei nostri figli.

Sono quindi sicura che anche
Lei vorrà battersi per la difesa della scuola pubblica, oppure provi Lei a
spiegarmi e convincermi che queste scelte sono un investimento per il futuro
dei nostri figli.

Rimango in attesa di una risposta
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Luana Dicintio